Esa hora del día {noviembre}

Esa hora del día {noviembre}

 

Leggere in italiano

Novembre mi seduce. C’è un’ora del giorno, quell’ora del giorno che in autunno è sempre stata la mia favorita. Giusto quando è calato il sole ma tuttavia la notte non è ancora presente, quella dove la luce è di un azzurro cobalto che ti fa venire la voglia di fermare il tempo per sempre per quanto è bella.

Sarà che mi ricorda il viaggio in macchina che facemmo Max ed io (giusto in novembre) da Vienna a Praga per una di quelle stradine dove si attraversano paesini così sconosciuti che non compaiono neanche sulle mappe. Quel viaggio che ogni anno ci diaciamo di rifarlo ma che come sempre, non facciamo.

Sarà che mi ricorda la prima volta che misi piede a Parigi e correvo come una pazza per l’aeroporto cercando la mia coincidenza con l’aereo per Roma. Ah…un futuro carico di promesse illuminate da questa luce azzurro cobalto. Sarà che mi ricorda Istambul e il suo profumo di spezie  e le sue strade cariche di atmosfera durante il tramonto.

Sarà che mi ricorda i tardi pomeriggi al Jardín de San Marcos aspettando che arrivasse la notte. Sarà che come tutto il tempo, sono una scatola piena di nostalgie. Non lo so. Però, questa è la mia ora favorita a novembre.

Non trovo le parole per descriverlo, ma, se avete visto il film La Casa sul lago del tempo, giusto quando Keanu Reeves sta portando un albero per piantarlo fuori del palazzo dove vivrà vive la Bullock e c’è la scena di lui che guida il suo pickup verso la città con l’albero dietro. A quell’ora mi riferisco, di questa luce sono innamorata.

Novembre come tutti gli anni (per incredibile che sembri) si è presentato come una cassa piena di sorprese, tra le quali un invito a Lucca a presenziare una premiazione e un corso di fotografia col fotografo Riccardo Lettieri (si, quello di La Cucina Italiana). Che emozione.

Torta di ricotta e mascarpone con base di farina di castagne

Per la base:

  • 350g di farina di castagne
  • 170g di burro freddo tagliato a quadratini
  • 1 uovo
  • 30g di zucchero
  • 190g di burro fuso

Per il “ripieno”:

  • 250g di ricotta
  • 250g di mascarpone
  • 200g di panna da cucina
  • 60g di zucchero
  • la buccia grattugiata di 1 limone

Mescolare la farina, lo zucchero ed il burro con l’aituo di una spatola o un coltello.  Aggiungere l’uovo e impastare velocemente per ottenere un impasto liscio e compatto (basta 1min).  Avvolgere in film e mettere a riposare in frigo per 30min.

Coprire una teglia con la carta da forno e stendere l’impasto lasciandolo alto 0.5cm e punzecchiarlo con una forchetta.  Riscaldare il forno a 190° e infornare l’impasto per 12min (dovrà avere la consistenza di un biscotto). Lasciare raffreddare.

Sbattere la ricotta, il mascarpone, la panna e lo zucchero sino ad ottenere una crema (2min bastano). Aggiungere la buccia di limone e mescolare il tutto delicatamente. Mettere da parte.

Triturare il ‘biscottone’ che abbiamo fatto al forno e aggiungere il burro fuso. Mescolare uniformemente. Coprire con la carta da forno una teglia di 28cmx32cm e stendervi sopra l’impasto del ‘biscottone’. Comprimerlo al fondo ed ai lati aiutandosi con il fondo di un cucchiaio.
Versare la crema di ricotta e mascarpone e stenderla delicatamente con l’aiuto di una spatola.  Infornare a 180° (nella parte sotto a quella di mezzo) per 45min. 

Lasciare raffreddare e tagliare in barrette. Servire con: 1)Zucchero a velo 2)Frutta 3)Castagne sciroppate {a vostra scelta}

 

Noviembre me seduce.  Hay una hora del día, esa hora del día que en otoño siempre ha sido mi favorita. Justo cuando ha caído el sol y que todavía la noche no es presente, esa donde la luz es de un azul cobalto que te entran unas ganas enormes de detener el tiempo para siempre por lo hermosa que es.

Será que me recuerdan el viaje en carretera que hicimos Max y yo (justamente en noviembre) de Viena a Praga por una de esos caminos donde entras en pueblitos tan desconocidos que no aparecen siquiera en los mapas. Ese viaje que cada año nos repetimos que lo volveremos a hacer pero que como siempre, no hacemos.

Será que me recuerda la primera vez que pisé París y corría como loca por el aeropuerto buscando mi conexión con el avión hacia Roma. Ah…un futuro cargado de promesas bañado de esa luz azul cobalto. Será que me recuerdan Estambul y su perfume de especias y sus calles cargadas de atmósfera durante el atardecer.

Será que me recuerdan las tardes pasadas en el Jardín de San Marcos esperando que llegara la noche. Será que como todo el tiempo, soy una caja llena de nostalgias. No sé. Pero esa es mi hora favorita en noviembre.

No encuentro las palabras para describirlo, pero, si han visto alguna vez la película The Lake House, justo cuando Keanu Reeves está llevando un árbol para plantarlo fuera del edificio donde vivirá vive la Bullock y se mira la escena de él manejando hacia la ciudad con el mentado árbol atrás en su pickup.  A esa hora me refiero, de esa luz estoy enamorada.

Noviembre como todos los años (por increíble que parezca) se ha presentado como una caja de sorpresas, entre ellas una invitación a Lucca a presenciar una premiación y atender un curso de fotografía con el artista detrás de las maravillosas fotos de La Cucina Italiana. Que emoción. Que de cosas por aprender y compartir, por ejemplo, esta tarta de ricotta y mascarpone con base de harina de castañas. Perfecta para una tarde azul cobalto.

Tarta de ricotta y mascarpone con base de harina de castañas


Para la base:

  • 350g de harina de castañas
  • 170g de mantequilla fría en cuadritos
  • 1 huevo
  • 30g de azúcar
  • 190g de mantequilla derretida



Para el “relleno”:

  • 250g de ricotta
  • 250g de mascarpone
  • 200g de crema (nata)
  • 60g de azúcar
  • la rayadura de un limón



Mezclar la harina, el azúcar y la mantequilla con la ayuda de una espátula o un cuchillo. Agregar el huevo y amasar velozmente para obtener una masa lisa y compacta (un minuto basta). Envolver en plástico y poner a reposar en frigo por 30min.


Cubrir una charola de horno con papel y extender la masa dejandola de 0.5cm de alto.  Calentar el horno a 190° y hornear la masa por 12min (debe tener una consistencia de galleta). Sacar y dejar enfríar.


Batir la ricotta, el mascarpone, la crema y el azúcar hasta obtener una crema (dos minutos bastan), agregar la rayadura de limón y mezclar delicadamente.


Triturar la ‘galleta’ que hemos hecho al horno y agregarle la mantequilla derretida. Mezclar uniformemente. Cubrir una charola de 28cmx32cm con papel de hornear y extender la mezcla de galleta en el. Ayudarse de una cuchara y comprimir con fuerza al fondo y los lados de la charola.  Vaciar la mezcla de ricotta y mascarpone, extender delicadamente con la ayuda de una espátula y hornear a 180° (en la parte abajo de la mitad) por 45min.


Dejar enfríar y cortar en barras, servir con: 1)Azúcar glass espolvoreada 2)Fruta 3)Castañas en almíbar. {a su elección}

En México no tenemos Halloween { Día de Muertos }

En México no tenemos Halloween { Día de Muertos }

 

Leggere in italiano

In Messico non esiste Halloween. Non ci vestiamo da streghetta e usciamo a chiedere dolcetto o scherzetto suonando alle porte di ogni casa.

Non adorniamo le nostre case con quelle enormi zucche dai grandi occhi e sorrisi terrificanti. Non ci sediamo davanti alla macchina di cucire e facciamo un bellissimo costume di strega col suo cappello a punta e le sue maniche lunghe.

In Messico non ci mettiamo in cucina a creare meravigliosi e squisiti pumpkin pies, candy corns e caramel apples. Non ci lasciamo trasportare dall’atmosfera carica di risate infantili e piccole faccine sorridenti che suonano alla nostra porta in cerca di cioccolato e dolci, non illuminiamo il portico con lampade a forma di zucca e fantasmi.

No. In Messico non esiste questo.

In Messico esiste il Dia de los Muertos (Giorno dei Morti) e ci vestiamo da Catrinas. C’infiliamo un vestito lungo e antico, ci trucchiamo in faccia un teschio come maschera con un sorriso sdentato e ci calchiamo un cappello francese d’inizio XX° secolo. E allora usciamo per le strade.

In Messico passeggiamo, sfilando con i nostri costumi della Rivoluzione, in un miscuglio di AdelitasPanchos Villas, Catrinas, Lloronas e antichi Dei náhuatls per le nostre strade principali. Incontriamo dappertutto baffi impomatati e gonne lunghe che strisciano per terra, e ci godiamo lo spettacolo di bambini vestiti da Charros.  Ma sopratutto ci confrontiamo con rispetto e allegria con la morte stessa, in un culto che non si vede in nessun’altro paese.

In Messico adorniamo le nostre case con carta colorata, innalziamo altari ai nostri morti e li ricordiamo con affetto e amore perchè anche loro fanno parte della nostra vita. Non li dimentichiamo, perchè morti e vivi creiamo una connessione spirituale legata dall’amore che abbiamo provato in vita e che ci aiuta a capire ed accettare più facilmente il destino al che arrivaremo tutti presto o tardi

In Messico riempiamo lagune con barchette piene di candele e ci godiamo dalla riva lo spettacolo di luci e atmosfera che riempie un’isola così speciale come lo è Janitzio. Riempiamo paesini con fiori e impregnamo l’aria con un delizioso aroma di anice, così tipico del nostro Pan de Muerto.

In Messico coloriamo i cimiteri di giallo sole, perche celebriamo, con migliaia e migliaia di fiori di Cempazuchitl, li adorniamo con pentole di terracotta e talavera poblana, e ci godiamo il giorno seduti a conversare con coloro che non ci sono più.

Finchè, al calar della notte, tutto rimane in silenzio, solo il mormorio dei rosari come sottofondo e le candele che scoppiettano instancabili. E’ l’ora della veglia.

In Messico, bambini ed adulti ci riempiamo la pancia di Calaveritas de Azúcar e l’anima con risate e riflessioni che ci strappano le altre Calaveras, versetti in rima di forma satirica e umoristica creati specialmente per ognuno.  Condividiamo tazze di cioccolata calda con i vicini e ci puliamo, divertiti, il mento dalle briciole di Pan de Muerto.

In Messico i cimiteri sembrano una gran festa all’aperto, perchè nella nostra cultura, la festa e l’allegria giocano una parte importante.

Portiamo mole, tamales, atole, enchiladas, pan de muerto e tante altre cose affinchè i nostri defunti vengano a goderseli di nuovo e sappiano che non li dimentichiamo mai.  Portiamo i mariachis perchè la musica la gradisce anche la morte. Portiamo i nostri figli, cosicchè fin da piccoli apprendano che la morte non è qualcosa da temere, ma bensì dobbiamo abbracciarla e accettarla come qualcosa che sarà sempre presente nel nostro mondo.

No. In Messico non esiste Halloween.

Quest’anno mi sono goduta la mia festa messicana preferita grazie a La Comunidad Mexicana en Italia che come tutti gli anni crea un spettacolo di tradizione e colore facendo un bellissimo Altare di Morti per chiunque abbia avuto voglia di visitarlo ed apprezarlo.

L’altare è stato esposto nell’Oratorio del Caravita in via del Caravita no. 7, Roma. ~Spero che qualcuno di voi abbia avuto la fortuna di vederlo.

Poi ho avuto l’occasione d’intrufolarmi alla cucina delle suore a preparare uno stupendo Pan de Muertos. (perdonate se non metto la ricetta ma sapete come sono le suore restie a condividere le loro ricette segrete ^^).

Il pane è stato per il convivio che abbiamo avuto ieri sera e che ovviamente ce l’abbiamo mangiato con una tazza di cioccolata calda.  (Il Dia de Muertos comincia ufficialmente il 1 di Novembre, ma viste le circostanze abbiamo dovuto cominciare i festeggiamenti prima)

Questo è stato il primo anno da quando sono qui che non l’ho passato ‘cupa e triste’ con i miei soliti attacchi di malinconia che mi vengono a causa di questa festa.  Invece, ho preparato la mia camera fotografica, mi sono asciugata le lacrime e sono partita a godermi il Dia de Muertos con i miei compaesani. E me la sono pasata CHIDO!


Editato (2 nov 2011): Non mi piace molto mettere i video in questo blog, ma per questo faccio una eccezione, GUARDATELO! (vi piacerà).

 

En México no tenemos Halloween. No nos vestimos de brujitas y salimos a pedir dulces tocando las puertas de las casas.
No adornamos nuestros hogares con grandes calabazas de ojos burlones y sonrisas terrificantes. No nos sentamos frente a nuestra máquina de coser y creamos un bellísimo disfraz de bruja con su respectivo sombrero picudo y sus largas mangas negras.

En México no nos metemos a la cocina a crear maravillos y exquisitos pumpkin pies, candy corns y caramel apples. No nos dejamos transportar por la atmósfera cargada de risas infantiles y por caritas sonrientes que tocan nuestras puertas en busca de chocolates y dulces hasta que les hagan doler la barriga y no iluminamos el pórtico de casa con lámparas de calabazas y fantasmas.

No. En México no tenemos eso.
 
En México tenemos el Dia de los Muertos y nos vestimos de Catrinas. Nos encascamos un vestido largo y antiguo, nos pintamos en la cara una máscara de calavera con una sonrisa desdentada y nos calamos un sombrero francés de principio del siglo XX . Y entonces salimos a la calle.

En México paseamos, desfilando, con nuestros disfrazes de La Revolución, en una mezcla de Adelitas, Panchos Villas, Catrinas, Lloronas y antiguos dioses náhuatls a todo lo largo de nuestras calles principales. Encontramos por la calle bigotes largos y enaguas que se arrastran por el suelo y nos admiramos con niños vestidos de charros. Pero sobre todo, nos enfrentamos respetuosa y divertidamente con la muerte, en un culto que no se ve en ningún otro país.

En México adornamos nuestras casas con papel de colores, levantamos altares a nuestros muertos y los recordamos con afecto y cariño, porque también los muertos son parte de nuestra vida.  No nos olvidamos de ellos porque muertos y vivos entramos en una conexión espiritual ligada por el amor que les tuvimos en vida y nos ayuda a entender y a aceptar con un mejor talante el destino al que todos llegaremos tarde o temprano.

En México llenamos lagos con piraguas cargando velas y nos deleitamos desde la riva con el espectáculo de luz y atmósfera que llena una isla tan especial como lo es Janitzio. Llenamos pueblos con flores e impregnamos el aire con un delicioso aroma de anís, tan típico de nuestro Pan de Muerto.

En México pintamos los panteones de amarillo sol, porque celebramos, con miles y miles de flores de Cempazuchitl, los adornamos con cazuelas de barro y talavera poblana, y nos vamos a disfrutar el día sentados en las lápidas a conversar con aquellos que no están más. Luego entonces, al caer la noche, todo queda en silencio, solo con un murmullo de rosarios como fondo y las velas que chisporrotean incansables. Es hora de la velación.

En México niños y grandes nos llenamos la barriga con Calaveritas de Azúcar y el alma con risas y reflexiones que nos arrancan las Calaveras , esos poemas escritos especialmente para cada uno, con su sátira y humor tan típica de nosotros los mexicanos. Compartimos tazas de chocolate caliente con los vecinos y nos limpiamos, divertidos,  el mentón de las migajas de Pan de Muerto.

En México los panteones parecen una gran fiesta al abierto, porque en nuestra cultura, la fiesta y alegría juega una importante parte. Llevamos mole, tamales, atole, enchiladas, pan de muerto y tantas cosas para que nuestros difuntos salgan a disfrutrarlas una vez más y sepan que no los olvidamos. Llevamos mariachis porque la música, hasta la muerte la agradece.  Llevamos a nuestros hijos, para que desde pequeños, aprendan que la muerte no es algo a lo que tenerle miedo, sino abrazarla y aceptarla como algo que estará siempre presente en nuestro mundo.

No. En México no tenemos Halloween. 

Este año disfruté de mi fiesta mexicana favorita gracias a La Comunidad Mexicana en Italia que como todos los años creó un espectáculo de tradición y color al levantar un hermoso Altar de Muertos para beneficio visual no solo de nosotros los mexicanos, sino de aquel que quiso verlo y apreciarlo (y estuvo por Roma en esos días).El altar se expuso en el Oratorio del Caravita en via del Caravita no. 7, Roma.

Además, tuve la oportunidad de colarme hasta la cocina de las monjitas a preparar un ríquisimo Pan de Muerto, que me van a perdonar que no ponga como lo hicimos pero ya saben como son las monjas de celosas con sus recetas (apenas obtenga autorización, subo la receta, prometido).

El pan fué para el convivio que tuvimos y obviamente nos los zampamos con su respectivo chocolatito caliente.
(el Día de Muertos comienza oficialmente el 1 de nov pero vistas las circunstancias tuvimos que comenzar los festejos desde el sábado!).

Este fué el primer año desde que estoy aqui en el que no me la pasé arrastrando la cobija y llorando por los rincones en uno de mis usuales ataques de nostalgia que me dan por estas fechas.  En lugar de ello, preparé mi cámara, me sequé las lágrimas y me fui a disfrutar del Día de Muertos con mis paisanos. Me la pasé CHIDO!


Editado (2 nov 2011): No soy de subir videos en este blog, pero este me ha dejado con un buen sabor de boca, por favor VEANLO! (les gustará).

De lluvias furiosas { crostata doble de manzanas, chocolate y ricotta }

De lluvias furiosas { crostata doble de manzanas, chocolate y ricotta }

Leggere in italiano

Mi piace l’odore della pioggia. Quel profumo che si anticipa prima dell’acquazzone e che ti lascia capire ch’è meglio se chiudi le finestre, togli i vestiti dallo stendino e ti sieda a bere una tazza di thè per goderti le goccie che scivolano sui vetri.

Mi piace camminare mentre cade quella pioggerella fina, quella che non ti bagna completamente ma che ti lascia piccole gocce sui capelli, fini trasparenti gocce che rimangono ferme mentre ti lasci trasportare dall’atmosfera di una Roma piovosa e piena di turisti che corrono a ripararsi dalla tormenta.

Mi piace vedere le foglie secche sui marciapiedi, piene di diamanti trasparenti, di colori che contrastano fra loro e dell’umidità della notte precedente.

Mi piace vedere la gente seduta nei parchi ad aspettare i primi raggi di sole dopo una notte di tormenta. Gente che conversa, gente che aspetta il bus, gente che legge il giornale mentre si prende un cappuccino al bar all’angolo.

Mi piace entrare a casa mia e sentire il profumo di cannella, di mele bollite, di pane appena sfornato, di caffè appena fatto e di crostata di mele intiepidendosi,

E allora io, dal profondo del mio cuore ringrazio che possiamo goderci questo, invece di piangere per una persona cara che non c’è più, per una casa che ci è costata una vita per costruirla o per un sacco di ricordi che la pioggia senza pietà ha portato via con il fango.

Non sono solita a scrivere di disgrazie, non lo feci per il terremoto in Giappone o per lo tsunami del sudest asiatico. E’ solo che in questi giorni, mentre vedo la pioggia cadere all’alba, non riesco a godermela appieno perchè mi stringe il cuore ogni volta che penso che là, in quel continente che mi vide nascere, la pioggia fa molto di più che semplicemente cadere.

Crostata di mele, cioccolato e ricotta. ~Ricetta adattata dalla rivista Cucina Moderna Nov 2011

Per la frolla:

  • 500gr di farina 00
  • 150gr di burro freddo tagliato a cubetti
  • 220gr di zucchero
  • 2 uova
  • 16gr di lievito vanigliato
  • 50gr di latte intero + 3 cucchiai
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaio di cannella in polvere

 

Per il ripieno:

  • 500gr di ricotta
  • 500gr di mele
  • 70gr di pinoli
  • 150gr di cioccolato fondente
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 1 limone

Zucchero a velo

Per la frolla mettete tutti gli ingredienti nella planetaria e lavorateli a bassa velocità con il gancio per qualche minuto. Formate una palla e fattela raffreddare in frigo per 30min coperta di pellicola.

Per il ripieno montate la ricotta con la frusta aggiungendo lo zucchero e l’uovo fiano a farla diventare una cremina. Aggiungete i pinoli e mescolate con un cucchiaio di legno.

Lavate e sbucciate le mele, tagliatele a fettine e irroratele col succo del limone.

Sciogliete il cioccolato.

Foderate con carta da forno uno stampo di 22cm di diametro. Dividete la frolla in due parti (una più grande dell’altra) e stendetela in due dischi.

Con il disco più grande foderate lo stampo e riempitelo con metà delle mele, del cioccolato fuso e del composto di ricotta. Ripetete gli strati.

Coprite con il secondo disco (io ho fatto dei piccoli dischi), sigillate i bordi e mettete in frigo fino che non si sarà scaldato il forno.

Scaldate il forno a 180° e mettete la crostata coperta di carta di forno nel piano di mezzo. Infornate per circa 40min o fino che la parte superiore avrà un colore dorato (s’è necessario fate la prova dello stecchino).

Lasciate raffreddare e spolverizzate di zucchero a velo.

 

Me gusta el olor de la lluvia. Ese olor que anticipa antes de un torrencial y que te deja saber que es mejor que cierres ventanas, quites vestidos del tendedero y te sientes con una taza de té a disfrutar las gotas que resbalan por los cristales.

Me gusta caminar mientras cae una leve llovizna, esa que no te moja completamente pero que deja gotitas de agua sobre el cabello, finas y transparentes gotas que se quedan estáticas mientras te dejas transportar por la atmósfera de una Roma lluviosa y llena de turistas que corren a repararse de la tormenta.

Me gusta ver las hojas secas por las aceras, llenas de diamantes transparentes, de colores que contrastan entre si y de humedad de la noche anterior.

Me gusta ver la gente sentada en el parque a esperar los primeros rayos de sol después de una noche de tormenta. Gente que conversa, gente que espera el bus, gente que lee el periódico mientras se toma un cappuccino en el bar de la esquina.

Me gusta entrar a mi casa y oler el perfume de canela, de manzanas hervidas, de pan recién horneado, de café recién hecho y de crostata de manzanas entibiándose.

Y entonces yo,  desde lo más profundo de mi corazón agradezco que podamos disfrutar de esto en lugar de llorar por un ser querido, por una casa que nos ha costado una vida construir o por un montón de recuerdos que la lluvia sin piedad ha arrastrado junto con el fango.

No soy de escribir sobre desgracias, no lo hice cuando el terremoto de Japón o cuando el tsunami del sureste asiático. Es solo que en estos días, mientras veo la lluvia caer al alba, no puedo disfrutarla en todo su esplendor porque el corazón se me encoje cada vez que pienso que allá, en el continente que me vió nacer, la lluvia hace mucho más que simplemente caer.

Crostata de manzanas, chocolate y ricotta. ~Receta adaptada de la revista Cucina Moderna Nov 2011

Para la frolla:

  • 500gr de harina 00
  • 150gr de mantequilla fría cortada a cubos
  • 220gr de azúcar
  • 2 huevos
  • 16gr de levadura avanillada
  • 50gr de leche entera + 3 cdas
  • 1/2 cdita de sal
  • 1 cda de canela en polvo

Para el relleno:

  • 500gr de ricotta (requesón)
  • 500gr de manzanas
  • 70gr de piñones
  • 150gr de chocolate para fundir
  • 1 huevo
  • 2 cdas de azúcar
  • 1 limón

Azúcar glass

Preparar la frolla poniendo todos los ingredientes en la amasadora a velocidad 3 con el gancho (unos 3-4 min). Hacer una bola, cubrirla con plástico y ponerla en el frigo por 30min.

Preparar el relleno batiendo la ricotta, el huevo y el azúcar hasta lograr una crema suave, agregar los piñones y mezclar para incorporarlos.
Lavar y pelar las manzanas y cortarlas en rebanadas. Bañarlas con el jugo del limón y reservarlas.
Fundir el chocolate poniéndolo a baño maría.

Forrar un molde de 22cm de diámetro con papel para hornear. Sacar la masa del frigo y cortarla en dos piezas, una más grande de la otra. Con la pieza más grande hacer un disco y forrar el molde cuidadosamente.

Poner una capa con la mitad de manzanas, luego cubrir un poco con la mitad del chocolate y finalmente cubrir con la mitad de la crema de ricotta. Repetir la operación.

Con la piza de masa más pequeña cubrir el molde (yo hice pequeños discos y cubrí todo, pero igual puede ser un disco entero o listas, etc.)
Pincelear la crostata con 3cdas de leche y poner en el frigo mientras se calienta el horno.

Calentar el horno a 180° y hornear la crostata en la parte de enmedio cubierta de papel de horno por unos 40min o hasta que vean que la parte de arriba tiene un color amarillo trigo. (se vale hacer la prueba del palillo).
Dejar enfríar en una rejilla y espolvorear con azúcar glass.